Chi e perchè.

"Ci piace trascorrere il tempo libero all'aperto, in montagna o in ambiente naturale. Ci piace camminare, scalare, sciare, e osservare. Ci interessano tutti gli aspetti della natura, dell'ambiente e dell'ecologia. E' un'esperienza che non si ferma al ritorno in città, per questo la vogliamo raccontare."
.......................................Club Alpino Italiano - sez. Brugherio

10 mag 2011

Ferrata Corno Rat: foto

Ecco le foto... Scusate il ritardo, Fausto le ha spedite a me...

Come vedete la salita è subito molto impegnativa e "fisica"
Già soddisfatti dopo il primo tratto
Maurizio mi fa passare avanti (evidentemente si fida!)
Comunque non ha smesso di tenerci tutti d'occhio, rassicurante e affidabile
Anche Piero, silenzioso e tranquillo, sale e controlla la truppa
Un attimo di riposo per il grande Piero
Ed eccoci alla fine di quella ferrata fisica e verticale... Grande soddisfazione!
Grande giornata e grandi persone, affidabili ed organizzate. Non basta il fisico per affrontare una salita, ci vuole testa e un occhio vigile. Grande Fausto che non si è arreso, grande Piero che pur restando in silenzio si fa sentire, eccome! Grande Maurizio che ha occhio vigile e interviene al momento opportuno... Grandi! Grazie! Continuo ad imparare...
Alla prossima

PARCO DEL MONTE BARRO










Ciao a tutti, stanca di stare a casa avevo proprio voglia di fare un giro in montagna, poiché il mio papà è diventato scarsissimo ho chiesto a mio fratello samuele e a mio cugino mattia se volevano venire con me. Così ho preso la mia cabriolet rosa (vedi che bella foto) ho fatto benzina e una volta fatto salire mio fratello e mio cugino siamo andati a Malgrate, parcheggiata la macchina siamo saliti a piedi nel bosco fino a pian sciresa (dove c’era anche una bella baita), abbiamo giocato tutto il giorno e abbiamo fatto un bel pic-nic, non stanchi al nostro ritorno (sempre sulla mia cabriolet rosa) ci siamo fermati all’oratorio a giocare fino alle 7.00 di sera.
Ciao a tutti alla prossima.

Greta

08-05-2011 Ferrata Corno Rat

Il programma della giornata prevedeva la salita ai Palù assieme a Fausto e Simone ma all'ultimo decidiamo di non andare a causa della neve molle che probabilmente avremmo trovato. Voglia di stare a casa come al solito non c'è per cui con Fausto decidiamo di andare comunque a fare qualcosa di impegnativo e la nostra scelta è ricaduta sulla ferrata del Corno Rat che io ho già fatto anni fà e che per Fausto è invece la prima volta. Rapido giro di telefonate e si aggiungono anche Alessandra e Piero. Partenza da Brugherio alle 7.30 e arrivo a Valmadrera con il solito problema del parcheggio. Saliamo abbastanza velocemente fino a S.Tommaso e da li ci dirigiamo all'attacco della ferrata. Una volta arrivati li ci troviamo però la sorpresa di una scuola di alpinismo e quindi dobbiamo aspettare una buona mezz'ora prima di poter attaccare anche noi. La ferrata è piuttosto fisica e già all'inizio mette a dura prova i muscoli nell'affrontare una prima placca dove è quasi impossibile salire senza l'aiuto della catena. Si prosegue quindi lungo 3 risalti rocciosi, collegati da un sentierino che permette di riposarsi un attimo fra un pezzo e l'altro, mantenendo costanti sia la verticalità della parete che la difficoltà nell'affrontarla. Chi più agilmente e chi meno siamo quindi arrivati in cima e poi ridiscesi a S. Tommaso dove c'erano ad aspettarci Chiara, Barbara e Mauro. Per le foto aspettiamo (forse) quelle che ha fatto Fausto col telefonino perchè nessuno si è ricordato di portare la macchina. Alla prossima

9 mag 2011

Pizzo Scalino e GPII

“Una montagna già fatta no preferisco qualcosa di nuovo….”
Cosi mi ritrovo da solo, o meglio con Giotto a percorrere la strada verso Lecco.
Perché tornarci di nuovo non so , non tanto allo Scalino ma alla Vallocci, diventata Cima Papa Giovanni II, forse per via della Beatificazione avvenuta settimana scorsa o forse chissa’.
Trovo che le persone care ormai passate di “ La “ siano molto piu’ presenti sulle montagne che in altri luoghi. Il silenzio e la natura che ti circonda rendono questo contatto piu’ possibile.
A Bione mi ritrovo con altri amici di On- Ice, cosi percorriamo il tratto di strada fino a Campo Moro assieme.
Alle 6 sci in spalla si parte, dopo 15 min, li mettiamo ai piedi.

Anche se tante volte sono stato in questo posto, mi emoziono sempre quando lo rivedo.



Al posto di fare il solito semicerchio andiamo direttamente su ,ridendo e scherzando,dal canale sotto il colletto.



Ecco finalmente il sole !



Ed ecco l’ultimo pezzo….



Piu’ o meno si prosegue assieme….



E ogni tanto si guarda dovè il resto del gruppo.



Poi sotto lo Scalino G8 ed io da soli ci spostiamo a sinistra lasciati gli sci per facili roccette arriviamo in cresta.
Me la ricordavo piu’ facile, invece si presenta abbastanza affilata….



Con il teleobbiettivo il Leo mi fotografa, notate G8 sullo zaino.


Finalmente ecco spuntare la croce che bisogna dissotterarla ,per la grande quantità di neve rinunciamo a cercare il picco tabernacolo.
Qua l’ultima volta che ci siamo arrivati 6 anni fa’ con Mauro:
http://alpistream.blogspot.com/2007_03_01_archive.html



Un momento tutto per me e poi lasciamo questa cima a me tanto cara.



Rimetto gli sci e raggiungo gli ultimi del gruppo, e con loro arrivo in cima allo Scalino.



Un ultimo sguardo al GPII ….



E poi giu’ dal canalino, vi sono due possibilità o fare come noi e scendere dalla diretta linea continua rossa o un po’ meno difficile fare la discesa seguendo la linea tratteggiata.



Come sempre grande sciata nella restante parte.
Certo è bello fare qualcosa di nuovo, ma posti cosi meritano ogni tanto di essere ripercorsi,specialmente con amici simpatici come questi.


8 mag 2011

07-05-2011 Ferrata dei Corni di Canzo

Venerdì passo al CAI per sentire un pò chi faceva qualcosa e dove andava. Incontro Fausto e Maurizio che stavano preparando la loro gitona scialpinistica con Simone, per cui niente di fattibile. Poi arriva la telefonata del Nando che mi propone la Ferrata dei Corni: ottima occasione per inaugurare il mio nuovo kit da ferrata, quindi ritrovo sotto casa sua alle 7:30 e si parte. L'avvicinamento all'attacco della ferrata prevede circa un'ora e mezza di camminata, non siamo molto veloci, ci fermiamo anche un pò a prendere fiato e scambiare due parole per conoscerci meglio. Arriviamo circa alle 10:30 all'attacco della ferrata e partiamo. La via è molto piacevole, mi dice Nando che è stata rifatta ed ora è meglio della precedente, l'unica cosa è che la catena è piuttosto grossa e qualche volta è un pò difficoltoso infilare il moschettone, ma solo nella prima parte perchè poi c'è un cavo più sottile dove è possibile assicurarsi. Proseguendo tanti tratti esposti e un bellissimo traverso, buono per allenare la testa. Al di sotto si vede il vecchio sentiero. Durante la via incontriamo anche un simpatico ragazzo di nome Maurizio (qui i doppi nomi si sprecano!) con il quale si scambiano due parole. Arriviamo in cima alle 12:15 circa, tempistica perfetta! In discesa Nando mi porta nel mondo delle favole, infatti percorriamo il sentiero dello "Spirito del bosco" come indicato nel cartello, anche se lui lo chiama "Il sentiero degli Gnomi" ma è lo stesso: sta di fatto che sono rimasta veramente colpita da tutte le sculture in legno, le capanne con le frasche, il labirinto e anche il museo... Bellissimo! Bisogna tornarci... Anche perchè abbiamo sentito tanto la mancanza del Fausto che avrebbe voluto venire con noi, quindi ci riproponiamo di tornarci insieme, vero Fausto?

Nando all'attacco della ferrata

Anche io mi diverto parecchio
In verticale
Traverso!!!

Nando dà prova di sèInsieme in salita

Mentre saliamo Nando mi dà lezioni di geologia: queste dovrebbero essere erosioni calcaree

Un grazie a Maurizio (conosciuto durante la via) che si è prestato a farci una foto insieme appena arrivati in cima

Ecco Maurizio, prossimo lettore del Blog (speriamo)

Scendendo Nando mi porta nel mondo delle favole: percorriamo il sentiero degli gnomi, questa foto mi è piaciuta molto: due innamorati su un albero...
Bellissima gita! Sia la parte tecnico-fisica molto soddisfacente, sia la parte fiabesco-culturale con visita al museo per finire.
Fausto ci è mancato molto, ma dopo tanto parlare di lui arriva poi un suo messaggio in cui mi dice che la gitona scialpinistica è saltata per neve poco praticabile e quindi ancora prima di tornare a casa mi propone con lui, Maurizio e Piero la ferrata del Corno Rat per il giorno seguente... Potevo rifiutare secondo voi??? Noooo! Ma questa è un'altra storia...
Ciao a tutti

7 mag 2011

Tsanteléina da nord est (3-5-11)

Con una settimana di ritardo racconto di questa bellissima parete della Tsanteléina , montagna che si pregia di una quota di 3602 mt e che si pone sullo spartiacque tra la Val d'Aosta e la Francia, in particolare tra la Val di Rhémes e la val D'Isere nella regione della Savoia; quindi tra i parchi nazionali del Gran Paradiso e della Vanoise.
Siamo saliti dal versante che si affaccia sul territorio italiano, ma la cima è senza dubbio più Francese, infatti lasciato il rif Benevolo ci siamo addentrati di circa 10 Km per arrivare alla nostra meta, lunghissima!!!
La mappa con i 2 parchi
La meta è stata decisa all'ultimo dopo aver attentamente valutato il meteo e quindi scartato il giorno di sabato e la zona del Tonale come ipotizzato precedentemente, e abbiamo deciso di aggregarci al mio amico Gianni e ai suoi simpatici cugini "orobici" che invece volevano salire la Punta Calabre (accanto alla Tsanteléina), cima molto più morbida come pendii, quasi sempre ottima come neve e quindi grande classica di scialpinismo della valle di Rhémes.

L'idea oroginaria era di concatenare 2 cime includendo quindi la suggestiva Granta Parei, ma vista la sua scarsa sciabilità per poca neve abbiamo ripiegato sulla Calabre come seconda cima della giornata. Non avevamo fatto bene i conti con la lunghezza dell'intinerario (e con mia lentezza) e quindi quando stavamo per attaccare il pendio che portava alla Calabre i nostri amici stavano già scendendo e il caldo delle 12 stava già rendendo pappa la poca neve rimasta.

Per quanto riguarda la Tsanteléina invece, la cima l'ha vista solo Simone purtroppo, io vista la discesa che mi attendeva con 30 cm di neve fresca (che non amo) e per giunta su un pendio di circa 40/45°; e tenuto debitamente conto che il mio giovane amico mi aspettava in cima già da 20 minuti e per raggiungerlo avrebbe dovuto star li almeno altrettanti, ho deciso di ripiegare a circa 200 mt dalla meta e scendere con lui, sigh!!! Dopo che son sceso e anche benino senza le difficoltà che temevo, rimpiango quella scelta, accidenti! una delle poche volte in cui ascolto "la vocina" dentro la testa....

Nelle foto a seguire, la parete salita e quindi ridiscesa in tuto il suo splendore:

...arrivandole dal lato verso la Calabre...
...durante la salita sul pendio...
...e infine uno sguardo frontale della parete (foto di repertorio con meno neve e più ghiaccio vivo)
In ultimo dopo tutto sto parlare del Parco Nazionale...vi saluta una curiosa e quasi domestica marmottona appena risvegliata dal "corto" inverno.
Ecco le foto di Simone!!!!!

la bellissima linea del Roc Du Fond (3350 mt.)
andando verso destra la Calabre (3445 mt.)
la Granta Parey (3387 mt.) con dietro la bassa Val di Rhémes
il pendio di salita...e discesa...
La cima...
e da li un panorama verso sud est in direzione del Gran Paradiso
e infine niente stambecchi ma solo un vecchio leone spompato tra Roc du Fond e Calabre...

3 mag 2011

01-05-2011 Primo Magnaghi (quasi)

Oggi sono con il mio storico istruttore e il gruppo della palestra di arrampicata. In programma i tre Magnaghi, ma alla fine riusciamo a salirne solo uno e neanche fino alla fine per troppa gente sulla via e avverse condizioni meteo che ci hanno convinto a scendere in doppia e correre fino alle macchine poco prima di essere investiti da una mega grandinata (Che sia io a portare rogna?). La via è piuttosto semplice, ma lo scopo dell'uscita non è tanto quello di arrampicare ma di studiare bene le manovre, nodi da fare (e quelli sulla corda da NON fare), soste, far bene sicura al primo di cordata etc. Non era in programma scendere in doppia ma alla fine abbiamo fatto anche quella e personalmente mi è stato molto utile. Il percorso di avvicinamento parte dal solito rifugio Porta (che rivedo dopo il canalone Porta in solitaria dello scorso Settembre e già mi viene il batticuore al solo ricordo), passando dal raccordo cresta sinigallia e si arriva ai suoi piedi. Arrivati lì troviamo tanta gente (e te pareva...) ma noi ci imbraghiamo, prepariamo le nostre soste e organizziamo le cordarte. Siamo in 8, quindi due cordate da tre e una da due. Io e Ilaria, un'altra ragazza della palestra, siamo con l'istruttore, quindi usiamo due mezze corde e gli faccio sicura: "Mi raccomando, hai la vita di chi sale nelle tue mani, ricordalo sempre quando assicuri qualcuno". Quindi gli dò il via e inizia a tirare. La corda scorre fluida, in due controlliamo che non si formino intoppi, fine del primo tiro per lui "Molla tutto!" urla, io lo sento (strano ma vero!), gli dò corda, urlo "Finita!" aspetto e inizio a salire. Tiro facile, peccato che inizia a fare freddo, arrivo quasi alla fine del primo tiro, mi sento abbastanza tranquilla da prendere la fotocamera e scattare qualche foto.
Arrivo in sosta e mi appendo, non ci sono troppi spazi anche perché, come dicevo, oggi c'è il mondo che è venuto qui ad arrampicare, per cui mi trovo costretta a fidarmi della longe e stare appesa (qui mi voleva il vecchio Ale).
Lui riparte per il secondo tiro e si ricomincia, poi salgo io e mi appendo ancora alla longe.
Terzo tiro e quarto uguale, poi si vede troppa gente, siamo più tempo appesi ad aspettare che a salire, arrivasno nuvole minacciose... Che si fa? Si scende in doppia! Azz, non ero psicologicamente preparata, ma in realtà avrei dovuto esserlo, per cui prepariamo tutto per bene e si affronta anche questa.Arriviamo giù, si aspettano tutti e via alle macchine prima che ci prenda la grandine in pieno.

Percorso di avvicinamento

Quasi alla fine del primo tiro

Ciò che si vede da sotto i miei piedi appesa alla longe

Continuando la salita cerco sempre di liberare una mano per la foto

Vista sempre da sotto i miei piedi. Tempo sempre più minaccioso mentre continuo a fidarmi della longe. A questo punto si prepara la doppia per scendere

Arrivata giù vedo che non siamo gli unici ad essere scesi in doppia...
Aspettiamo il resto del gruppo e si corre alle macchine
Considerazioni? Beh, non è stata un'arrampicata difficile da un punto di vista puramente tecnico, però ritengo mi sia stata molto utile perchè ho potuto verificare di persona quanto possano variare in fretta le condizioni meteo, mantenere sempre la lucidità in questi casi e sapere perfettamente quasi a memoria TUTTE le manovre di sicurezza. Ho (forse) imparato a fidarmi maggiormente della longe stando appesa in sosta, ho potuto provare "dal vivo" una discesa in doppia e... che altro? Ho ancora tanto da imparare...
Ciao a tutti