Chi e perchè.

"Ci piace trascorrere il tempo libero all'aperto, in montagna o in ambiente naturale. Ci piace camminare, scalare, sciare, e osservare. Ci interessano tutti gli aspetti della natura, dell'ambiente e dell'ecologia. E' un'esperienza che non si ferma al ritorno in città, per questo la vogliamo raccontare."
.......................................Club Alpino Italiano - sez. Brugherio

03 mag 2009

Scialpinismo in Alto-Adige

Ponte del 1° maggio in Alto-Adige, qui la perturbazione dell'ultima settimana ha portato qunatitativi di neve fresca che consentono di muoversi con un buon margine di sicurezza. Sono in compagnia della banda on-ice: ilcatena (scimunito) e la coppia di ciaspolatori Grigna&Rambo.
Partenza da Agrate alle 22.45: dobbiamo aspettare il quinto partecipante gran lavoratore che alla fine ci tira il bidone (insulti e improperi per lui). Arriviamo a Riva di Tures alle 2.30 e ci accampiamo alla bell'e meglio.


Venerdì 1 Maggio: MONTE NEVOSO 3358m - dislivello 1800m

Dopo tre ore scarse di riposo iniziamo le danze dei preparativi insiemi ad orde di scialpinisti che nel frattempo hanno preso d'assalto il parcheggio.
Alle 6.15 partiamo. Sci ai piedi già da subito per affrontare un bosco Orzobimbo-style, vale a dire fittissimo con pendenze da parete n e fondo ghiacciato: chi scivola e si impala sul primo abete, chi si aggrappa a rami e cespugli, una tutina che spacca pure l'attacco...io ci metto poco a mettermi gli sci in spalla e superare il tratto ripido a piedi.
Sopra il bosco si fa più rado e si arriva in vista del Rif. Roma. Senza raggiungerlo deviamo a destra per inoltrarci nel bel vallone che ci conduce sotto il pendio chiave (dove finalmente mi decido a scattare la prima foto)


Il pendio è quello a destra: sembra dolce ma è molto ripido (35°, forse qualcosa in più). Visto dal davanti ispira poca fiducia considerati i 30cm di neve fresca che ci stanno sopra.


Lo affrontiamo ben distanziati e con circospezione; precauzioni inutili visto che a metà incontriamo i primi scialpinisti che scendono. Questo gruppo pensa bene di scegliere la linea di massima pendenza (lato sinistro del pendio) e provoca un distacco fortunatamente di poca entità.
Usciti da questo tratto vediamo l'anticima (e pure una bionda).


Intanto non si può fare a meno di ammirare il Collalto


A 50 passi alla volta arrivo finalmente al deposito sci da dove parte la cresta da picca e ramponi


Ilcatena arriva in vetta, abbiamo impiegato 5 ore.


Collalto e Collaspro


Monte Magro


La cresta


Cima Finestra


Altra foto del Collalto, scusate se mi ripeto ma è davvero bella sta montagna


Arriva il Grigna


Poco prima di scendere assistiamo ad un distacco spontaneo dalla Cima Finestra


Torniamo in fretta al deposito sci dove la discesa che ci aspetta è subito ripida


Sul pendio chiave ho il mio bel da fare, ma alla fine mi diverto anche. Neve buona: farina pesante in alto, breve tratto con neve collosa dove proprio non mi riesce di far scorrere gli assi, poi tutta trasformata.
A fine giornata tutto è stato tritato per bene


Il rifugio Roma


Da qui ci tuffiamo nel bosco da slalom dove evito sapientemente tutti gli ostacoli. Faccio notare che oggi durante la salita ci hanno sorpassato tutti ma proprio tutti, la partenza poi è stata impressionante: noi quattro col nostro bel ritmo da 1800m in 5ore e tutti gli altri che ci sverniciano a destra e a sinistra!

Visto che oramai va di moda metto anche io la cartina


Nel pomeriggio andiamo alla ricerca di una sistemazione più dignitosa di quella della prima notte. Troviamo un ottimo ed economico garnì a Campo Tures. Cena alla Mausenfalle con porzioni immense di pasta a prezzi ridicoli rispetto ai nostri standard: qui sanno come trattare i turisti!


Sabato 2 Maggio: PUNTA QUAIRA di SENNES 2659m - dislivello 1200m

La meta iniziale era il Gran Mesule in Valle Aurina, ma chi l'aveva tentata il venerdì aveva rinunciato alla vetta perchè il pendio finale era troppo carico. Ci viene consigliata la Barmer Spitze (zona Monte Nevoso).
Sveglia alle 4.30 e in breve torniamo a Riva di Tures dove piove: le previsioni in effetti davano brutto sulla cresta di confine (anche se qualcuno dice che è tutta colpa del Catena). Decidiamo di spostarci più a sud alla ricerca del sole. Su idea del Grigna andiamo al Rif. Pederù in Val di Marebbe con meta il Monte Sella di Sennes.
Durante il trasferimeto la potente subaru del Catena stronca sul nascere la vita di un giovane leprotto: gran botto e mascherina frontale distrutta (le sfighe del Catena non finiranno qui).
Arrivati al rifugio l'inizio non è incoraggiante: stradina a tornanti priva di neve, gli sci in spalla mi mettono in fretta di cattivo umore, in più siamo avvolti nelle nuvole. Poi però qualcosa inizia a cambiare


Infatti la neve ora è abbondante, il cielo è sereno e il gruppo Fanes-Sennes mi fa schizzare il morale alle stelle


Anche ilCatena sembra aver dimenticato il leprotto-suicida


Il posto è davvero superbo




Gesù Cristo sarà anche stato capace di camminare sulle acque, ma sulla neve ha qualche problema


In vista del rifugio Sennes 2126m, sullo sfondo la Punta Quaira di Sennes



Intanto altra sfiga di giornata per ilCatena: rottura del bastoncino (e non finisce qui).
Il dislivello di questa gita è limitato, ma lo sviluppo è notevole: cambiano quindi meta e ci dirigiamo alla Punta Quaira di Sennes (sulla destra) che è più vicino ed evita un lungo traverso verso il Monte Sella di Sennes (a sinistra)


Gli ultimi 500m, risaliremo un ampio canale a sinistra della vetta


In vetta bei cornicioni



Discesa non molto bella: nel ripido pendio sotto la vetta gran paltone (la notte nuvolosa con spolveratina di neve fresca si è fatta sentire), poi piattone da racchettare; insomma dal punto di vista sciistico questa non è una gran gita, ma nello scialpinismo la discesa non è tutto: oggi il panorama è stato grandioso.
Prima di concludere la discesa ennesima sfiga per il solito Catena: rottura dell'attacco dello scarpone (questa è l'ultima sfiga per fortuna).
In vista del fondovalle la neve lascia spazio alla roccia: in questa zona ci sono paretoni impressionanti e per di più a pochi minuti dalla strada.




La due giorni termina con una sosta ad un castello di non mi ricordo dove a cucinare risotti ai funghi, funghi che riusciamo a bruciare all'istante zero di cottura... va beh il risotto ai funghi bruciati ci è piaciuto lo stesso!

3 commenti:

Andrea ha detto...

Bravi, bravi, bravi.

Ma il leprotto lo avete lasciato in mezzo alla strada? Risotto funghi e lepre è un classico!

Scusa, ma non vi siete presi qualche rischietto?

simo ha detto...

il rischio maggiore è stato centrare il leprotto che non abbiamo raccolto perchè sulla macchina non c'era spazio

Orzo Bimbo ha detto...

Tutto e bene cio' che finisce bene.
Cosi si dice.
I rischi ci sono e sta' a noi valutarli.
Ogni tanto la fortuna ci aiuta e ogni tanto diamo la colpa alla sfiga....
Ma siamo noi a crearci le situazioni.
So che con voi c'erano persone molto esperte e quindi i rischi sono stati valutati attentamente.
Ma e anche bene ogni tanto valutare da se.
E decidere di conseguenza.
Ma dire che tutto era sotto controllo è una scemata, basta vedere cosa è successo in quelle zone.