Chi e perchè.

"Ci piace trascorrere il tempo libero all'aperto, in montagna o in ambiente naturale. Ci piace camminare, scalare, sciare, e osservare. Ci interessano tutti gli aspetti della natura, dell'ambiente e dell'ecologia. E' un'esperienza che non si ferma al ritorno in città, per questo la vogliamo raccontare."
.......................................Club Alpino Italiano - sez. Brugherio

21 ago 2016

Traversata delle Grandes Jorasses


Jorasses. Un nome che è risuonato spesso nella mia mente ma legato più che altro a mitiche salite o eventi entrati nella storia dell’Alpinismo come il recupero di Desmaison ad opera di Alain Frébault,  che con un Alouette ha spostato un po’ più in alto l’asticella di ciò che era possibile fare con quell'elicottero.
Jorasses.  Per chi abita a sud della grande muraglia un simbolo di quello che sanno fare gli italiani alla faccia dei francesi che s’incazzano.
La traversata delle Jorasses era un itinerario che spesso ritornava nei miei discorsi ma oramai l’avevo forse relegato a quel tipo di salite più da evocare che da andare a fare. Il percorso lungo, la logistica complessa con un bivacco spesso superaffollato e una discesa tutt’altro che banale non mi facevano trovare la voglia di lanciarmi in questa grande course preferendo cime forse definibili minori e quindi meno pesanti.
Poi viene fuori che sul Bianco ci sono condizioni eccezionali, che la normale alla Walker “non è in così buone condizioni da vent’anni a questa parte” (cit. Rifugista del Boccalatte, con il quale le telefonate si sono fatte via via più frequenti, brutta roba l’ansia...) e l’ultimo tassello che contribuisce a convincermi a partire l’ideona di Ale che propone di dormire dalle parti della punta Margherita, così da accorciare di un bel pezzo il secondo giorno evitandoci  il  Canzio.

Ok si parte.

Nei giorni immediatamente prima della partenza la concentrazione si miscela all’agitazione, sintomo di ciò sono le due chiamate che faccio al Boccalatte nella stessa settimana per avere informazioni sulle condizioni.. Questo in assenza di eventi meteo significativi :)
La funivia di punta Helbronner delle 6:30 è piena solo di alpinisti, infati non gira. Girano solo le scatole a pensare di pagare 37 €, ma mi consolo pensando a chi versa la stessa cifra per bere il caffè e fare quattro foto da postare su facebook davanti all’ottava meraviglia del mondo. Chissà se qualcuno di loro pensa all’impatto di questa forma di turismo...Bhà, in fondo non è roba che interessa i turisti e le acrobazie di Messner, Gogna e compagnia arrampicati sui cavi sono roba di altri tempi.


Noi ci leghiamo e partiamo verso la gengiva interrogando le cordate sulla loro destinazione. Scopriamo con piacere che sono molto poche quelle che hanno nel mirino le Jorasses.
L’Aiguille de Rochefort passa in un baleno, sono talmente focalizzato sull’obiettivo che vivo questa prima parte come una formalità, un passaggio obligato verso la reale meta. E’ un peccato perchè la cresta offre viste fantastiche sul Monte Bianco e sul Dente del Gigante, dovrò ritornarci con Lucie per godermela appieno.



Dalla cima, come ogni relazione riporta, si passa in un mondo ben diverso: l’affollamento scompare e si è progressivamente sempre più soli. Le crestine di neve si alternano a roccette e in breve siamo sul Dome de Rochefort. Ancora un pezzettino e le calate attrezzate ci consegnano al bivacco Canzio. 


Fedeli all’idea originale, un bivacco sotto le stelle, dopo aver mangiato qualcosa, attacchiamo la Young ma sbagliamo tutto: fra la relazione poco chiara e la miriade di chiodi, cordini e spit che ricoprono il fianco W della montagna non riusciamo a trovare il passaggio verso l’alto per arrivare alla fessura che porta in cresta...


Dopo  quasi due ore ci siamo alzati sì e no di 50 metri, i consigli di una simpatica guida francese che dal basso ci indirizza non ci aiutano: l’unica soluzione è scendere, la mattina dietro alle guide sarà più facile trovare il percorso corretto penso fra me e me.


Al bivacco l’ambiente è piacevole. Otto persone per otto posti, alla grande! Mentre prepariamo la cena le due guide presenti tirano una fissa sui primi 60 metri, come si fa a non essere ottimisti?
La mattina partiamo presto e ben prima delle guide, con la loro autorizzazione vogliamo sfruttare la corda ma non vogliamo diventare un tappo.  I primi 60 metri passano quindi in fretta (credo che abbiamo risparmiato un bel 50 minuti almeno grazie a questa corda), poi ci troviamo alla base dell'"evidente" fessura ed è impossibile a questo punto perdersi, il rovescio della medaglia è che bisogna scalare. Passaggi di III/IV grado si alternano per 60 m, per fortuna la roccia non è avara di fessure e qualche friend si piazza facilmente. Dopo un altro tiro infame di misto sbuchiamo sulla cresta e con noi arriva anche l’alba.


Ora si prende il filo e lo si segue fedelmente, solo una deviazione sul lato sud per aggirare la punta Margherita sulla cui cima ci si arriva in senso opposto dopo l’ultimo, duro,  canale. 


Poi incomincia il punto forse più emozionante della cresta: un ambiente incredibile sospeso a mezz’aria fra la parete nord e la sud. Incredibile!

E non stiamo parlando di pochi metri ma di intere ore in questo posto che ti obbliga a tirar fuori tutto quello che hai in tasca per muoverti il più velocemente possibile senza tralasciare la sicurezza.




 Poi il terreno si fa via via più facile e la cima della Punta Whymper ti fa vedere la fine della traversata poco più in là. Ancora un po’ di cresta nevosa e poi sarà solo discesa.



Walker. Mai avrei pensato di riuscire ad arrivare per l’ora di pranzo alla fine di questa grande traversata!  



La discesa si svolge lungo la normale alla punta Walker sotto il tiro quasi costante di seracchi pensili e pietre. 


Quando il pericolo non viene dell’alto può essere rappresentato dai creppaccioni che bisogna attraversare e che sembrano vogliano inghiottire tutta quanta la montagna...Ma con un po’ di calma si passano anche quelli e la terrazza del Rifugio Boccalatte, dopo 13 ore circa, è un posto magnifico dove prendersi una minestra e mettere la parola fine sulla traversata delle jorasses. Poi è solo sentiero verso una verdissima e ambitissima Val Ferret.





























07 ago 2016

Parete Nord Pizzo d' Uccello

Pizzo d’ Uccello é la parete Nord piu' alta e impressionante di tutte le Alpi Apuane
Dopo aver sbagliato l’ attacco pensando che lo strapiombo caratteristico a freccia non era quello ( Vedi Freccia ) Ma un altro…
E avendo trovato similitudini nel percorso finchè’ sulla cengia non abbiamo capito di aver cannato tutto…
Rieccoci sulla stessa parete 2 giorni dopo… 
 Anche a sto giro la mia cocciutaggine ci fa’ sbagliare, dopo il primo tiro prendo subito una cengia erbosa…
Poi un diedro, che è tutt’ altro facile e con roccia pessima trovo finalmente un chiodo ne aggiungo un altro e creo la sosta , poi Roby raggiunge il famoso alberello passando per un passaggio molto ostico e marcio… da non ripetere la nostra variante ( Vedi linea verde ) abbiamo perso 2 ore
Ma alla fine siamo sulla via … 
Fino il 9 tiro abbiamo seguito per filo e per segno le 2 relazioni anche se vi sono delle discordanze ogni tanto :
Sulla seconda relazione manca il 17° tiro
Bella questa con schizzo molto chiaro che pero' ho trovato solo tornato a casa :
La 10 lunghezza l’abbiamo allungata fino a raggiungere non la prima sosta  ma la seconda su un bel terrazzino.
Poi dalla 14 in su abbiamo creato…Un vento freddo ci ha accolti e la stanchezza incominciava a sentirsi… Dico a Roby quando la corda finisce tu seguimi…..Cosi la sosta l’ abbiamo spostata molto piu’ in su, penso di avere fatto un tiro di piu’ di 80 mt con Roby dietro in conserva che mi urlava “ma vuoi arrivare in cima cosi…”
Le diffiolta' aumentano e decidiamo visto anche il forte vendo che da qui in poi procederemo a tiri brevi…
La sosta 17 l’ ho fatta appena fuori dal camino strapiombante a sx aggiungendo un chiodo  cosi da evitare la rampa detritica e la possibile di far cadere sassi sul compagno che sta alla base del camino.
La sosta 18 è impressionante si vede sotto tutta la parete, come partire dalla 19 e traversare fino al camino successivo.
E poi finalmente si arriva in cresta pochi metri e si è in cima !
Che spettacolo da quasu' , ma soprattutto il sole dopo 12 ore di parete Nord

Roby lascia la dedica...
E mentre scendiamo il Pizzo ci regala questo meraviglioso tramonto.

 Da far notare che tutte le soste fatte a spit sono state martellate e tolte lasciano i vecchi chiodi.
Noi  ne abbiamo aggiunto qualcuno nelle soste piu’ deteriorate
Questi estremismi non sono condivisibili mettendo in serio pericolo le cordate.
Su questa parete ovviamente esistono tante altre vie e magari un giorno torneremo...