Chi e perchè.

"Ci piace trascorrere il tempo libero all'aperto, in montagna o in ambiente naturale. Ci piace camminare, scalare, sciare, e osservare. Ci interessano tutti gli aspetti della natura, dell'ambiente e dell'ecologia. E' un'esperienza che non si ferma al ritorno in città, per questo la vogliamo raccontare."
.......................................Club Alpino Italiano - sez. Brugherio

25 lug 2008

Punta Sertori

Mercoledì
L'idea è per una due giorni di arrampicata, quindi non c'è meta migliore della Val Masino, infatti dopo circa un due orette di cammino gli occhi possono godere delle spettacolare visione che si apre d'innanzi a noi


Sono tutti presenti all'appello, incominciando con la punta Sertori sulla sinistra per poi avere il Cengalo che fa da padrone, ma la parete sud del Badile non è mica da meno!



La marcia per arrivare alla Gianetti è luuunga! Non finisce veramente più e sui pratoni finali si fatica non poco


Ma poi al rifugio dopo un panino e una birra troviamo la voglia e le forze per collaudarci sulla punta Enrichetta, aderenza pura che la guida sovrastima un po', VI? Ma siamo matti?


Poi di nuovo al rifugio, buona cena in compagnia di un lecchese che percorre il sentiero Roma e poi a nanna.

Giovedì

La sveglia suona alle 5, un grazie al gestore che ci ha preparato un thermos di the permettendoci di partire quando volevamo. Siamo io simo, e una cordata di tre persone che vanno a fare la normale al Badile, gli altri dormono ancora.
Arriviamo all'attacco senza problemi, e lo identifichiamo subito grazie alle mille relazioni di Simo e ai consigli di Richi.


Pronti e si parte: primo tiro un po' più duro di quanto pensassi, la via fa capire il suo carattere, protezioni inesistenti!
Così anche i tiri successivi, dove per leggere la via faccio un po' di fatica ma mi ritrovo senza sbagliare sotto la prima cuspide, da qui è tutto molto logico



e con aerei passaggi raggiungiamo la cima!



Ora non ci resta che scendere...forti delle nostre relazioni incominciamo le calate, tutte belle lunghette compresa una da 50. Arrivo in sosta e mi assicuro, urlo un "libera!" e simo mi raggiunge presto. Ho già fatto passare la corda nell'anello di calata che Simo mi guarda e mi dice "Andre si è incastrata" ...
Azz! questa non ci voleva proprio e mo? Tiriamo in tutti i modi possibili, prima una poi l'altra, tiriamo piano, a strattoni, insieme, in qualsiasi modo possibile ma nulla. Non resta che risalire. La manovra provata e riprovata in palestra si rivela molto dura, perchè siamo sotto uno strapiombo, e perchè siamo cotti. Non c'è nulla da fare, elicottero!

Primo problema: il cellulare non prende, azz...ma ci deve andare proprio così di sfiga? Tentiamo di inviare un messaggio a Richi, ma non riusciamo. Allora fiato alle trombe! Urliamo a squarcia gola alle cordate che stanno scendendo dal Badile la nostra situazione, queste ci rispondo capiscono la situazione e ci dicono che appena arrivano al rifugio mandano i soccorsi. Così, tranquillizzati da questi sconosciuti, ci sediamo sulla nostra cengia ad aspettare.
A ogni elicottero che sentiamo rimaniamo in attesa, ma quanti elicotteri passano in montagna oltre quello del soccorso? Troppi! In tre ore 4! E ogni volta una piccola delusione.
Per fortuna dopo circa 2.30 ore, quando pensavamo che nessuno avesse avvertito il rifugio, a Simo viene l'idea: tirare fuori il mio telo termico e iniziare a sventolarlo! La superficie argentata e il sole fanno il resto e in breve dal rifugio ci rispondono con segnali analoghi e il resto potete immaginarlo. Dopo poco sentiamo un rumore, poi un elicottero giallo che atterra alla Gianetti e da cui si rialza subito puntando verso la Sertori, è fatta! Ancora qualche sventolamento di telo per segnalare la nostra posizione e poi tutto di corsa nello zaino, il portellone si apre segnaliamo il problema e che noi stiamo bene, poi il soccorritore che arriva appeso a un verricello.


Poche domande, come ci chiamiamo, come stiamo e qual è il problema. Poi ci spiega come ne usciremo. I miei timori si avverano, verricello e via! Così mi lega a lui (gulp! ma utilizza il mio imbraco?) e mi dice di abbracciarlo così da non girare troppo, poi il resto è un attimo: agganciati al verricello via la longe che ci assicurava alla sosta e un salto nel vuoto, da cui non mi perdo d'animo e mi guardo intorno...vedo il cengalo, il badile, il nulla sotto di me e il maledetto nodo delle doppie incastrato 5 metri sotto la sosta...bastardo!


Dopo un tempo che mi sembra eterno (almeno due minuti!) mi isso a bordo dell'elicottero e la manovra si ripete con Simo, ci ritroviamo così, dopo tre ore di attesa su una cengetta, seduti nell'elicottero del soccorso.

In pochi istanti siamo alla Gianetti, dove una piccola folla si è radunata sul balcone del rifugio, che vergogna! Basta un "tutto bene!" che scatta un applauso, volevo sprofondare.

Poi un panino e una birra e di nuovo ai bagni del Masino, non prima però di esserci girati ancora una volta


Bella uscita; poteva finire meglio ma non mi posso lamentare.

Grande compagno che ha saputo mantenere il controllo in una situazione poco piacevole!

Morale: se fate la Sertori fate calate brevi! Una buona lezione che ho imparato è di evitare sempre, per quanto possibile, calate troppo lunghe! Su qualsiasi terreno ma sopratutto sul granito, dove le lame e le fessure, tipiche di questa roccia, rendono la vita difficile!

3 commenti:

Xmas ha detto...

Ma non è che a Simone piace andare in elicottero?
Un alpinista famoso diceva che bisogna salire solo dove si è in grado di scendere (da soli!)...

Orzo Bimbo ha detto...

Ogni volta che superiamo una situazione critica la nostra esperienza si rafforza.Dai ragazzi vedrete che la prossima volta andra' meglio.
Come ha detto Xmas,Simone sei un furbacchione la noia della discesa la lasci a gli altri. Ma adesso non contaggiare anche Andrea !

simo ha detto...

tengo a precisare che per disincastrare le corde ce l'abbiamo messa davvero tutta tentando ovviamente di risalire ma, vuoi la stanchezza dovuta alla lunga cresta percorsa vuoi la nostra inesperienza a manovre di risalita di questo tipo non ce l'abbiamo fatta. l'unica cosa che ci è parsa saggia fare per garantire la nostra sicurezza è stata quella di chiamare il soccorso