Chi e perchè.

"Ci piace trascorrere il tempo libero all'aperto, in montagna o in ambiente naturale. Ci piace camminare, scalare, sciare, e osservare. Ci interessano tutti gli aspetti della natura, dell'ambiente e dell'ecologia. E' un'esperienza che non si ferma al ritorno in città, per questo la vogliamo raccontare."
.......................................Club Alpino Italiano - sez. Brugherio

23 apr 2008

"NELL'OMBRA DELLA LUNA Storie di Soccorso Alpino"

Copio e incollo dal sito http://www.paolo-sonja.net/articoli/ciapin.html...

D'INVERNO SULLA CRESTA SEGANTINI - 1995
Qualche fetta è già stata tagliata. Il coltello sta entrando nel vivo del salame, ma la grana del macinato grasso dà qualche problema. Il salame è di quelli che più genuini non si può, è fatto in casa e va trattato con i guanti.
Daniel si trova a Colico, l’ultimo paese in cima al lago che salomonicamente ha diviso i suoi due rami tra Como e Lecco. Daniel è un tecnico del Soccorso Alpino ma quella sera, l’importante è che sia anche un ottimo cuoco, perché è a casa di amici per una cena in compagnia nella quale nessuno si tirerà indietro; solo uomini, come a volte succede.
L’atmosfera è di quelle giuste, barzellette a non finire, antipasto scelto, vino buono e una serie di piatti tradizionali da concorso culinario. A rendere perfetta la serata, considerando che fuori fa un freddo cane, il fuoco acceso in un camino grande da starci dritti in piedi. Un camino di quelli di un tempo, con le panche ai lati.
Daniel è alle prese proprio con il salame quando un pigolio lo blocca con il coltello a metà fetta. E’ il suo cercapersone, la scatoletta che deve portarsi dietro per essere reperibile 24 ore su 24 per eventuali chiamate di soccorso. Una scatoletta più piccola di un pacchetto di sigarette, che però - grazie alla speciale frequenza utilizzata – è in grado di ricevere ovunque, anche negli angoli più sperduti delle montagne, una chiamata radio.
Più che pigolare, il cercapersone starnazza in modo vistoso e fa voltare l’intero gruppo verso Daniel. Silenzio. Tutti lì, in attesa del messaggio audio che verrà e che puntualmente arriva: “Intervento in Segantini per mancato rientro. Richiamare il centro per informazioni dirette”. L’allegra serata di Daniel finisce qui, con la telefonata che gli conferma il reclutamento per fronteggiare l’emergenza sulla cresta della Grignetta. Sono le 21 in punto e, a dirla tutta, è un disastro. Lasciare la compagnia, il caldo del camino, le barzellette, il vino e il salame, quel salame, per una nottata fredda e con vento…. proprio un disastro!
Ma così è e così deve essere. Daniel lo spiega agli amici: - Capita spesso, quelli finiti nei guai non ce l’avranno fatta ad arrivare in cima prima di notte e saranno bloccati all’ultimo colletto prima del salto difficile a 50 metri dalla vetta. Da lì è possibile raggiungere in traversata la cresta Cermenati senza grosse difficoltà. Ma bisogna conoscerla, la scappatoia…” Daniel, con il dispiacere nel cuore e nello stomaco, saluta velocemente e si mette in auto. Tempo mezz’ora, è a casa. Si toglie i vestiti “della festa”, si mette quelli da montagna, controlla il contenuto dello zaino, sostituisce la batteria alla “frontale” e ne prende una di scorta. Saluta con un bacio la moglie Lussy e raccomanda al figlio Fede di andare a letto presto e via, di nuovo. Lo aspetta la Grigna.
Arriva alla “Base Resinelli”, collocata in un locale di quella che un tempo era la sede della Pro Loco. Dalle indicazioni del Centro Operativo del Bione, appare chiaro che una prima squadra dovrà salire velocemente in cima per controllare che i ragazzi cercati siano, come avviene di solito, al colletto o al bivacco Ferrario.
Sono già pronti anche Paolo ed Eolo, che ha quel soprannome perché è molto magro e si dice che con il vento forte fatichi a non volar via. Sono due forti alpinisti, esperti soccorritori.
Abitano a Ballabio, e sono stati i primi ad arrivare.
Ecco spuntare anche Beppe e Marco, che - è deciso – saliranno successivamente con altre squadre, quando la situazione si sarà chiarita. Daniel lascia a loro il controllo della “Base Radio” e parte con i due compagni. Salgono velocemente; non hanno molto materiale tecnico appresso e contano, se sarà come spesso capita, di risolvere il tutto in un paio d’ore. La strategia della squadra che fa da “lepre” è sempre quella che dà il miglior risultato.
Durante la salita Paolo ha qualcosa da dire, dev’essere un po’ che ci rimugina su. Forse – sostiene - non è giusto che a una chiamata di soccorso si risponda sempre mobilitandosi per portare aiuto. Cosa vuole dire? Lo spiega: vuole dire che se un alpinista va in Segantini, fa tardi e bivacca, gli si dovrebbe lasciare la libertà di farlo senza correre a rompergli le balle o, come si usa dire oggi, a violare la sua privacy.
Paolo è uno scalatore molto forte ed è appena ritornato dalla Patagonia. Ha tutte le ragioni di questo mondo, pensa Daniel.
Ma quando non si sa perché qualcuno ha ritardato, quando i suoi parenti chiamano preoccupati, è inevitabile che non si lasci nulla al caso: bisogna verificare che non ci siano problemi… soprattutto in una notte come questa, tremendamente fredda e nella quale a mancare all’appello è una cordata di due persone.
Più i tre salgono, più il vento aumenta. All’altezza dell’uscita del canale Caimi, Daniel informa via radio il centro della situazione meteo: se le condizioni restano queste, dice, si dovrà fare il possibile per ritrovare i due alla svelta. In una notte con raffiche così forti e gelide non riuscirebbe a passarla liscia nemmeno Rambo, se non fosse adeguatamente attrezzato.
In successione altre squadre partono dalla “Base Resinelli”: una verso la direttissima, una diretta al rifugio Rosalba, un’altra al rifugio Porta e un’altra ancora verso la cresta Sinigallia.
Questa è la prima “battuta”; durerà certamente dalle tre alle quattro ore e se non darà risultato sarà seguita all’alba da una nuova ricerca con mezzi aerei… anche se le condizioni meteo sono pazzesche e non è detto che consentiranno il volo.
Daniel, Eolo e Paolo raggiungono la spalla della cresta Cermenati.
Faticano a mantenersi in piedi per la violenza delle raffiche… soprattutto Eolo, naturalmente. “Tormenta secca”, si chiama così. Una situazione nella quale diventa problematico già il sentirsi, urlando, a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. I tre comunicano con frequenza al Centro del Bione la loro posizione anche per consentire la corretta registrazione del movimento delle squadre sulla montagna.
Raggiungono la spalla finale e, cento metri prima della cima, si spostano sulle placche ghiacciate verso la “scappatoia” della Segantini. Informano la base di Lecco che procederanno in cordata verso il colletto per verificare la presenza dei due dispersi.
Daniel infila le sue due piccozze nella neve dura e comincia a traversare lentamente verso il colletto; il pendio è ripido e l’oscurità rende ancora più tetra e delicata la manovra. Daniel si ferma a metà, recupera Paolo che va avanti per un’altra trentina di metri sino al colletto. Il vento è infernale, il frastuono assordante, e non c’è alcuna possibilità di comunicare se non a strattoni precisi della corda. I due conoscono a memoria la zona. E, per quanto possa sembrare incredibile, si sono mossi tenendo quasi sempre gli occhi chiusi per evitare che la neve e i microscopici ghiaccioli spazzati dal vento li ferissero. Si danno ancora il cambio in testa alla cordata, i fasci delle lampade frontali si incrociano e illuminano barbe ghiacciate.
I dispersi lì non ci sono e non è possibile tentare una discesa nel canale opposto. Daniel e Paolo vorrebbero scendere forzando il canale Nord per entrare, con una delicata scalata, in una cengia orizzontale che conduce alla Lingua, una lama di roccia che fa da raccordo con una rampa che sale in cresta.
Tentano di farlo, ma si accorgono che adesso a volare in aria sono lastre di ghiaccio molto grandi, che potrebbero colpirli e lasciare il segno. Decidono allora di rientrare al colletto e tornano da Eolo, sperando solo che… non sia volato via con qualche raffica più forte. Lo trovano dove l’hanno lasciato, ancora mugugnante e indaffarato a sistemare le corde e il restante materiale ormai completamente ghiacciato.
Barcollando nella bufera, i tre salgono a fatica verso la cima che si trova a poche decine di metri; la raggiungono e attraversano con grande difficoltà la crestina di collegamento che porta al Bivacco Ferrario. Non c’è alcun dubbio… i ragazzi che stanno cercando devono proprio essere lì, al sicuro e al coperto. Avranno raggiunto la cima tardi ed il fortissimo vento li avrà indotti a fermarsi. Hanno certamente scelto l’opzione migliore.
Daniel raggiunge la porta del bivacco, la apre, caccia dentro la testa e con la luce della frontale esplora l’interno…. Nessuno, non c’è nessuno. La delusione è grande. Entrano tutti e tre, si scuotono la neve da dosso, puliscono gli scarponi, scopano la neve per terra e la gettano all’esterno per mantenere asciutto il pavimento… non si sa mai. Sanno che per quella notte il “Ferrario” diventerà inevitabilmente la loro dimora.
All’interno dell’igloo in alluminio il fragore del vento è solo parzialmente attenuato ma almeno ci si può parlare senza urlare.
I tre chiamano via radio la base di Lecco e confermano che non c’è traccia dei ragazzi dispersi. Lo sconforto viaggia via etere e nemmeno dal caldo centro radio del Bione arrivano messaggi confortanti. Anche Manu e Marchino, altri due soccorritori, in condizioni molto difficili stanno raggiungendo il bivacco dal “Saltino del Gatto” e nonostante siano già in alto non hanno ancora visto nessuno.
L’angoscia di aver rinunciato a forzare la ricerca giù nel canale, verso la Lingua, non lascia tranquilla la prima squadra.
Daniel si sente responsabile della decisione e dice a Paolo e a Eolo che, se calasse un po’ il vento durante la notte, vorrebbe provare di nuovo. La risposta dei due è esattamente quella che si aspettava: - Piuttosto che mangiare freddo qui dentro, meglio farlo nella neve, fuori, almeno si tenta qualche cosa di buono e magari ci si scalda anche un po’-.
Di sacchi piuma, nemmeno l’ombra. L’intervento del resto doveva essere un “touch and go” (riva, ciapa en’van) - cioè un “arriva, prendi e vai”- e una notte da trascorrere in montagna non era nemmeno fra le ipotesi più lontane. Bisogna cavarsela infilandosi addosso tutto quel che c’è e bisogna anche rinunciare al tè nelle borracce perché è completamente gelato.
Arrivano Manu e Marchino dalla cresta Sinigallia. Sembrano fantasmi tanto sono bianchi e ghiacciati… ma è una gran festa. Anche la seconda squadra entra nel bivacco e lì dentro ci si aiuta a vicenda, si puliscono gli scarponi e le ghette dalla neve, si cerca di tenere asciutto il pavimento. Poi è proprio lì, sul pavimento, che i cinque si stendono.
Sono uno vicino all’altro per riscaldarsi a vicenda. Manu, che era compagno di cordata di Paolo in Patagonia, ha una di quelle uscite che anche in una notte così, percorsa da inquietudini, strappano uno sghignazzo. Alza la testa e con la frontale guarda l’amico e gli dice: - va a da via el cuu Paul, un mees fà sérem gió in Patagonia a majà frècc, adèss sèm in Grigna… e màjem püsee frècc amò. – Proprio così: un mese fa erano in spedizione all’altro capo del mondo alle prese con il freddo e adesso che sono sulla montagna di casa si trovano in una situazione persino peggiore. Sono le tre di notte, nessuno dorme o si appisola. Fuori, il vento fortissimo ha lasciato posto a una sorta di tornado che solleva e fa sbattere blocchi di ghiaccio contro il bivacco, con un rumore assordante.
Durante la notte, nella furibonda tormenta che non cesserà un momento di far sentire la sua forza, i ragazzi si alzeranno a turno per controllare la situazione, sperando in qualche miglioramento.
Il freddo, sapranno poi, ai Piani Resinelli ha fatto precipitare la colonnina di mercurio sino a -10°. Nel bivacco Ferrario la temperatura è inferiore di almeno sette o otto gradi. E tutto questo significa che là fuori, se lo si verificasse, si misurerebbero i meno 20° o i meno 25°. Una situazione da congelamento, da ipotermia letale, per chi stesse affrontando un bivacco all’aperto senza attrezzatura salvavita, da alta montagna.
E’ ancora Manu, il più giovane del gruppo, a farsi sentire: …”Paolo, dòrmet? – nò! – Paolo, gh’heet un para de guânt a palèta che te vanza? – sé! – m’i prèstet? – sé: seet de fann!
– va a da via el cuu! Gh’hoo frècc i pè! E i a mèti soeui pè! (Paolo dormi? – no! – Paolo hai le muffole a paletta? – si! – me le presti? – si, cosa ne devi fare? – vai a farti fottere… ho freddo ai piedi ed infilerò i tuoi guanti per le mani sui miei piedi).
E’ una notte così. Una notte in cui in quel bivacco alcuni dei migliori alpinisti italiani vedono messa a dura prova la loro resistenza. Il vento è ancora molto forte quando ai primi chiarori dell’alba i cinque sono già in piedi, imbracati e legati in cordata. Dal Centro Operativo di Lecco viene loro segnalata la partenza di una squadra con barella, viveri e bevande calde. Luìs, il medico che ha atteso tutta notte nella base ai Piani Resinelli, fa parte di questa terza squadra che salirà verso la cima. Potrà essere in zona non più tardi delle 8, forse delle 8 e mezza. Quanto all’Elisoccorso Medico, è allertato dalla sera precedente, ma attende che il vento cali; decollare con queste condizioni sarebbe troppo pericoloso.
Daniel guida il suo gruppo, che lascia con grande sollievo il bivacco; l’azione mette sempre di buon umore i ragazzi. Le raffiche sono ancora forti, ma con la luce, se non altro, potrà esserci un approccio più controllato e con meno incognite ai problemi da risolvere. I cinque scendono ancora alla breccia della Segantini e cominciano a calarsi nel canale. La neve è a tratti ghiacciata e in altri tratti è farinosissima, perché il vento ha creato straordinari accumuli.
La calata dei soccorritori prosegue per un centinaio di metri, fino all’altezza della cengia che porta all’interno della cresta.
Nella Val Scarettone, verso la Bocchetta di Giardino, si vedono lastre di ghiaccio che volano in aria come deltaplani. Del gruppetto, il più vecchio è Daniel, che tira fuori dal suo bagaglio tecnico tutta l’esperienza disponibile e tutti i trucchi del mestiere. Si muove velocemente, teme che la forzata immobilità notturna della sua squadra possa condizionare l’esito dell’operazione.
Dopo tutto quel vano girovagare in Grigna, sembra esserci solo un’ultima possibilità: che i due dispersi si trovino sul pendio nevoso della Lingua. La luce ha ormai preso il posto del buio e i “passaggi” vengono riconosciuti con più facilità. Mentre Daniel apre la via, Paolo e gli altri si preoccupano di fissare le corde per garantire un ritorno più semplice.
La prima cordata raggiunge la sommità della Lingua e si appresta alla discesa verso il traversino; la bufera sembra meno violenta di quanto non fosse in cresta. Daniel cala Paolo nella neve soffiata dal vento e dopo circa una trentina di metri dà l’ok agitando il pugno con il pollice alzato. L’amico mostra di aver capito, facendo un cenno, ma lascia il canale e si porta all’intaglio della cresta: deve aver visto qualcosa.
Daniel si fa calare da Eolo e, superato un saltino verticale, vede due alpinisti fermi al colletto sopra il passaggio della Lingua: sono i dispersi. Paolo è poco lontano e sta ripulendo dalla neve il tratto di parete che porta all’intaglio dove si trova la cordata.
Trovati, finalmente. Trovati. E’ un momento di gioia difficile da raccontare; per i soccorritori è un momento che dà senso a quanto fatto prima. Daniel chiama immediatamente il Centro del Bione, dà la notizia e aggiunge che a breve fornirà altre informazioni. Gli rispondono che Luìs, il medico, dovrebbe già essere in calata e presto sarà sul posto.
Paolo raggiunge l’intaglio, Daniel gli è a ruota. Si avvicinano ai ragazzi. Uno è incolume, l’altro invece dice di essere “volato” la sera prima per una decina di metri e di avere una frattura a una gamba. I due però sono attrezzatissimi, hanno un abbigliamento di prim’ordine; devono solo a questo se sono riusciti a superare la tremenda notte all’addiaccio.
Eolo è rimasto al punto di manovra sommitale, incaricato di calare Manu, Marchino e Luìs, che è appena arrivato. Il medico raggiunge Giorgio, il ragazzo ferito. Lo valuta dalla testa ai piedi e, verificata la sua buona condizione generale, taglia il pantalone della gamba destra e controlla: frattura scomposta di tibia e perone. Il freddo per fortuna ha attenuato il dolore e la febbre e ciò permette a Luìs di immobilizzare velocemente l’arto con una “ferula” a depressione.
Poi, per prudenza, al ferito viene bloccata la colonna vertebrale con uno speciale corsetto.
Il vento, in questo angolo più riparato, è meno forte. Manu fa bere un buon tè caldo a Giorgio e poi a Claudio, il suo amico incolume che Marchino si incarica di accompagnare in cresta. Nel frattempo arrivano altri soccorritori che provvedono alla preparazione di un terrazzino nella parete di ghiaccio. Servirà a collocare la barella in orizzontale così che Giorgio possa esservi posato con delicatezza.
Gli ancoraggi sono installati. Daniel e Paolo hanno piazzato quattro bei chiodi sulle pareti laterali del camino e sono pronti alla calata. Giorgio, stretto nel materassino a depressione, resterà immobilizzato, al sicuro e al caldo - sotto un sacco piuma e un telo astronautico rifrangente. –
Nella barella assicurata con le corde è come un burattino legato a fili manovrati da mani esperte. Paolo, Manu, Bricky e altri volontari più staccati, sotto la supervisione di Eolo, cominciano a issare. Giorgio, assistito da Luìs, affronta la sua lenta risalita verso la salvezza.
Daniel è ancora in basso. Dà un’occhiata finale all’intaglio della roccia, controlla che non sia stato dimenticato nulla, raccoglie le attrezzature usate e riparte veloce, con lo zaino pieno di sacchi, sacchetti, chiodi e corde varie. Raggiunge Eolo che ha appena svincolato la barella, un modello toboga che scivola verso la cengia sulla traccia battuta in precedenza.
Tutto procede meravigliosamente bene. Eppure Luìs è preoccupato per il ferito: chiede che all’altezza del canale ci si fermi un momento. Proprio ora che è al sicuro, Giorgio sta male; il calore del bozzolo nel quale è avvolto gli ha rimesso in moto la circolazione e la sua sofferenza è aumentata in modo quasi insopportabile. Il medico non sa se sia già il momento di intervenire con qualche sedativo pesante. Chiede a Giorgio di stringere i denti, gli spiega che tra pochi minuti sarà sulla cresta Cermenati e poi con l’elicottero verrà trasportato verso l’ospedale.
I ragazzi, ostacolati dal vento che è tornato a soffiare impetuoso, stanno recuperando la barella con tutta la grinta di cui sono in possesso. Mancano pochi metri al colletto dopodiché, con una breve traversata, torneranno appunto sulla Cermenati e da lì con una veloce calata saranno alla piazzola dove si avvicinerà l’Elisoccorso. Sono le 13. Il tempo scorre a una velocità pazzesca ed è veramente difficile quantificare il lavoro svolto in quelle condizioni così difficili. Difficili e pericolose, come verifica sulla sua pelle Calumer, un altro dei soccorritori, che nella fretta di partire ha dimenticato a casa il casco e che alla fine s’è preso in testa uno dei blocchi volanti di ghiaccio, rimediando una profonda ferita.
L’Elisoccorso Medico di Como è già in volo da diverso tempo e attende che la barella arrivi nel punto di atterraggio.
Ci arriva. L’elicottero si avvicina lentamente e poggia un pattino a terra: Luìs sale per primo poi con mille cautele viene infilato sul pianale il ferito. Si imbarca anche Calumer che avrà bisogno di una decina di punti di sutura. E poi via, il tuffo vertiginoso verso Lecco.
Daniel esce sulla calda cresta Cermenati e scende verso la piazzola. E’ molto stanco, ma straordinariamente soddisfatto.
I ragazzi hanno risposto come meglio non avrebbero potuto e il risultato dei loro sforzi, delle loro sofferenze, è chiuso dentro quell’elicottero: è Giorgio che sta tornando in mezzo agli uomini.
Daniel raggiunge la piazzola d’atterraggio e vede Manu, Marchino, Eolo e Paolo sdraiati in fila, uno accanto all’altro, su un lenzuolo di roccia al tepore del sole. “Sembrano secchi come dei baccalà”, pensa sorridendo. “Secchi”, sì: stanchi, stravolti, svuotati dalla fatica e dalla tensione. Manu e Paolo dormono, anzi russano. Anche Daniel ora si stende accanto ai compagni e in un attimo si aggiunge al concerto.
Adesso che non c’è più bisogno di loro, possono russare all’infinito.
Tanto la Grigna non protesterà.

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